Aisthesis, nata dal Seminario Permanente di Estetica fondato a Firenze nel 2004 da Fabrizio Desideri e Giovanni Matteucci, si propone – d’ora innanzi in forma autonoma e notevolmente ampliata rispetto al Seminario – come uno spazio pubblico di ricerca e di discussione filosofica messo a disposizione di tutti coloro che, in vario modo, si occupano di pratiche, linguaggi e saperi di pertinenza dell’estetica, anche al di là di statiche scansioni disciplinari. Per questo, più che l’estetica in senso stretto, oggetto di questa rivista è la nozione di estetico, come nozione che permea, declinandosi in modi necessariamente differenti, culture e forme di vita della contemporaneità, così come della modernità in genere e dei tempi storici alle sue spalle.

La scelta del titolo sta ad indicare il netto congedo da qualsiasi identificazione dell’estetica con un’ermeneutica culturalistica o con un filosofia dell’arte speculativa e, nello stesso tempo, la ferma convinzione della sua irriducibilità ad una percettologia o, comunque, ad un fatto meramente psicologico. Nella “dottrina della percezione” che Benjamin – nel passo posto in esergo alla testata della rivista – identifica con un’estetica non limitata alla sua nascita moderna è implicata, infatti, sia la vita percettiva sia la sua intima cesura, la sua crisi: quel principio di choc sapientemente associato, dallo stesso filosofo berlinese, alla forma-cinema.

La tesi da cui muove questa rivista è, pertanto, che il fatto estetico, mentre sorge dal terreno di quello percettivo ad esso non può ridursi, dal momento che implica sempre, oltre ad una dimensione cognitiva, anche quella meta-cognitiva del senso. La scelta del plurale per i termini che compaiono nel sottotitolo accoglie, dunque, come un indice di vitalità e, di conseguenza, come un’incessante sfida per il pensiero l’attuale non univocità dell’estetica: il suo fecondo pluralismo. Un pluralismo di approcci, spesso correlato con i differenti e spesso inediti modi di proporsi e di strutturarsi delle arti contemporanee e delle abilità estetiche in genere; un pluralismo di concetti e di formule, che induce tra l’altro a relativizzare la stessa tradizione occidentale in cui è natal’estetica filosofica; un pluralismo, infine, di territori epistemici che si intrecciano nella dimensione della sensibilità e dell’artisticità e che, negli ultimi decenni, hanno conosciuto un rivoluzionario ampliamento attraverso l’apporto di saperi nuovi o radicalmente rinnovati (dalle neuroscienze all’antropologia, dalle scienze cognitive alla psicobiologia).

Aisthesis vuole essere, in conclusione, una rivista plurale (diverse sono le voci che vi convergono), ma non neutra. Una rivista seria e, al contempo, allegramente indisciplinata. Il suo sguardo, perciò, sarà rivolto tanto alla tradizione filosofica e culturale quanto ai temi e ai fenomeni più problematicamente pulsanti del presente. A quest’ultimo proposito il programma di Aisthesis potrebbe anche felicemente abbreviarsi nell’invito perentorio formulato da Wittgenstein in un’osservazione delle Ricerche filosofiche: «non pensare, guarda». In altri termini: nell’attenzione non pregiudiziale a cogliere ed analizzare aspetti dell’attualità  solitamente negletti, ma in qualche modo imparentati con la dimensione estetica si intende certamente rinnovare quel gesto del pensiero che con i Greci abbiamo appreso a chiamare “filosofia”. Un gesto che oggi non onorerebbe il suo compito se non si confermasse, ancora una volta ed in forme sempre nuove, kantianamente ‘critico’.

Last, but not least, Aisthesis intende offrire un pur modestissimo contributo a preparare tempi migliori, anzitutto del ‘pensare’, perché anche (e forse proprio) a tale riguardo – lo sappiamo – wir leben in finsteren Zeiten.

La rivista avrà cadenza semestrale. Ogni numero, oltre a prevedere alcuni saggi su invito della Direzione, sarà aperto ai contributi che di volta in volta risponderanno al “Call for papers”. Questi ultimi saranno selezionati in base ad un sistema di  “peer review”. Naturalmente, visto il suo profilo programmatico, la rivista sarà aperta a tutti i suggerimenti e a tutte le proposte che verranno dai suoi lettori.

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Aisthesis originates from the “Seminario Permanente di Estetica” founded in 2004 in Florence by Fabrizio Desideri and  Giovanni Matteucci. The journal aims to be a public arena devoted to foster research and philosophical discussion, open to anyone who works on practices, languages and knowledge concerning aesthetics. Accordingly, the aim of the journal is to focus on the ‘aesthetic fact’ [dimension of 'the aesthetic'] rather than being related to the discipline ‘aesthetics’ tout court. Thus,  the notion of aesthetics is understood in several different ways and is seen as an element that permeates cultures and life forms of contemporaneity as well as of modernity and previous periods.

On the one hand, the choice of the name of the journal is meant to represent a clear departure from any identification of aesthetics with a cultural hermeneutics and speculative philosophy of art. On the other hand, it also shows our strong commitment to the irreducibility of aesthetics to a mere psychological fact. The “theory of perception”, which Benjamin does not identify only with modern aesthetics, entails both the perceptive life and its internal laceration, i.e. its crisis: a “shock” principle which is wisely associated to the movie-form by the German philosopher. Our main thesis is that, although the ‘aesthetic fact’ does arises from perception, it still cannot be reduced to it, since it always entails both a cognitive dimension and a metacognitive dimension of sense.

The subtitle of our journal “practices, languages and knowledge concerning aesthetics” is meant to indicate the present fertile pluralism of aesthetics. This is a pluralism of views and methods, often connected with the different ways in which contemporary arts and aesthetic abilities present and structure themselves. Also, it is a pluralism of thoughts and formulas which induces to relativize the very western tradition within which the discipline of aesthetics was born. Finally, it is a pluralism of epistemic landscapes which also trespasses into the sphere of sensibility and art. These various epistemic landscapes have  recently experienced a revolutionary enlargement through the rise of some new or radically renewed disciplines (from neurosciences to anthropology, from cognitive sciences to psychobiology).  Indeed, we conceive Aisthesis as a place where those different approaches and disciplines can find a common ground.

As a matter of fact Aisthesis is meant to be a reliable and well respected journal, which focuses on the most controversial issues of the philosophical tradition and the theory of ideas. However, Aisthesis would like to be also a pluralistic journal open to different and even opposed voices. With respect to those those voices Aisthesis does not hold a completely neutral position as it has its own clearly defined agenda, which could be nicely summarized by the peremptory address made by Wittgenstein in the Philosophical Investigations: “Don’t think, but look”.

That is, our goal is to renew that act of thought we call ‘philosophy’, by looking – without prejudges – to those aspects of the actuality which are usually neglected by and excluded from aesthetics. And we also believe that this philosophical agenda has to be brought about in the form of a Kantian “critic”.

Finally, it is important to stress that Aisthesis’ general aim is to contribute to the development and improvement of “thought” and knowledge, because, as we are well aware, wir leben in finsteren Zeiten.

The journal publishes two issues per year. Each issue contains invited papers and contributed papers. There will be specific ‘Call for papers’ for contributed papers which will be subjected to peer-review.