Jean-Marie Klinkenberg, A quelles conditions peut-on parler de négation dans l’image?; Micla Petrelli, Lo sguardo e la parola. La percezione estetica di forme visive e verbali ; Andrea Olivieri, “Imagination” e “moral sense”: un contributo alla teoria dell’immaginazione in Shaftesbury ; Alessandro Ottaviani, La forma come esperimento o come destino



Jean-Marie Klinkenberg, A quelles conditions peut-on parler de négation dans l’image?
Qu’est-ce qu’une négation? J’entends: qu’est-ce qu’une négation en général? Question qu’il est nécessaire de poser pour appliquer avec pertinence le concept à l’image tant que la négation par ladite image n’a pas reçu une définition stable et pouvant faire consensus. Qu’est-ce que ce concept recouvre? A quelles conditions peut-on l’utiliser pour traiter des sémiotiques visuelles en se prémunissant contre les confusions? Cette première question s’adosse à une autre: la négation semble liée à la prédication, au point que certains font même de la seconde une condition de la première. Dès lors, il faut aussi se demander si l’image peut prédiquer. What is negation? I mean: what is a negation in general? The question needs to be analyzed to apply with pertinence the concept to the image since the negation by the image has not received a stable and shared definition. What does this concept mean? Under what conditions can it be used to process visual semiotics guarding against confusion? This first issue is backed by another: the negation appears to be related to predication, to the point that some believe that the second is condition of the first. Therefore, we must also ask whether the image can predicate.

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Micla Petrelli, Lo sguardo e la parola. La percezione estetica di forme visive e verbali
Numerosi passaggi delle riflessioni di Valéry mirano a indicare il modo in cui la visione potrebbe essere riscattata dall’egemonia del linguaggio. Disegnano quasi una rieducazione dello sguardo abitudinario, nel che l’artista, una volta colta la distinzione tra percepire e interpretare, riveste il ruolo chiave nel ricondurre il visibile alla sua dimensione genuina, anteriore a ogni significatività. Many passages in Valéry’s reflections aim to show how vision could be redeemed from the hegemony of language. They outline a sort of rehabilitation of routine seeing, where the artist, once he has grasped the distinction between perception and interpretation, plays the key role in bringing visible things back to their genuine dimension, previous to any signification.

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Andrea Olivieri, “Imagination” e “moral sense”: un contributo alla teoria dell’immaginazione in Shaftesbury
La tesi di questo saggio è che la capacità immaginativa della mente e le sue produzioni occupano un posto di rilevante importanza all’interno della filosofia morale ed estetica di Shaftesbury. Il presente lavoro mostra inoltre come una lettura dell’opera shaftesburiana centrata sulla relazione tra i concetti di imagination e moral sense possa evidenziare, al di là delle note connessioni con il platonismo, il debito del pensiero di Shaftesbury con la filosofia empiristica. Ciò è possibile affermare analizzando, dell’immaginazione shaftesburiana, aspetti quali la dimensione morale e conoscitiva. Si è così messa in luce la fecondità della relazione tra imagination e moral sense, e tra la nozione di image e quella di idea. This essay holds that the imaginative capability of the mind and its outputs  occupy an important place in Shaftesbury’s moral and aesthetic theory. Furthermore, it shows how reading Shaftesbury’s work as centred on the relationship between imagination and moral sense can point out, apart from its obvious debt to Platonism, what Shaftesbury’s ideas owe to Empiricism.

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Alessandro Ottaviani, La forma come esperimento o come destino
Il saggio mira ad una analisi del complesso rapporto fra Walter Benjamin e la dottrina morfologica di Goethe, centrale per la definzione del concetto di immagine dialettica. La ricostruzione si è avvalsa di una documentazione scarsamente esplorata che registra le fasi in cui Benjamin si è criticamente confrontato con il riuso della morfologia goethiana da parte della biologica tedesca. Esito della determinazione stessa di questo crocevia è stata l’apertura di uno spazio entro cui verificare la radicale contrarietà di Benjamin alla filosofia della storia di Spemgler. This essay focuses on the complex relationship between Walter Benjamin and Goethe’s morphological doctrines as a key way into defining the concept of the dialectical image. By analysing a wide and scarcely explored literature, it reconsiders Benjamin’s critical response to the re-utilisation of Goethe’s work by German biologists. It thus establishes a theoretical framework for delineating Benjamin’s radical opposition to Spengler’s philosophy of history.

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