Tra il 1983 e il 1991 ho avuto occasione di collaborare a una ricerca di lessicologia promossa e diretta da P. Roberto Busa S.J. e sovvenzionata dalla CAEL (associazione per la Computerizzazione delle Analisi Ermeneutiche e Lessicologiche), dedicata all’ampliamento dell’Index Thomisticus. Si trattava di classificare i 20.173 lemmi registrati dall’Index (che riassumono le 147.088 forme reperite sia nell’Opera Omnia di San Tommaso d’Aquino sia in alcuni altri scritti coevi, per un totale di 10.631.980 parole di testi) secondo tipi di semanticità, cioè secondo tipi di rapporto tra significante e significato. I limiti propri della ricerca erano rilevanti: si lavorava appunto su lemmi, intesi come forme espressive dell’unità lessicale comune alle flessioni o forme, il che significa avere come oggetto un metalinguaggio, un ambito riflessivo del linguaggio.
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