Brassai - Foggy ParisIl primo passo consiste nel passare dal mondo epochizzato (kantianamente) come “oggetto di possibile esperienza” al mondo direttamente esperito nel corpo vivo (Leib). Nel non farsi cioè medusizzare dall’imposizione trascendentale o tecnoscientifica di un numerus clausus al vasto campo dell’esperienza. Nell’attribuire valore viceversa, liberatisi per quanto possibile dalla vischiosità del pregresso – che sia il sentito dire e dimostrato o della onnipervasiva finzionalità statistica in quanto componente indispensabile del reale –, alla “prima impressione”, detto altrimenti a una categoria come quella di “repentinità”, solitamente svalutata dal discorso teorico e invece particolarmente pregnante nel fornire attraverso il punto-zero del Leib una comprensione delle nostre fondamentali esperienze vitali “involontarie”: di esperienze per le quali la forma mentis dominante non ha (più) gli strumenti esplicativi, una volta screditata (con Bacone) la cosiddetta experientia vaga e (col razionalismo spicciolo) il fenomeno quasi-mistico del “patire” come Ergriffenheit.
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